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Al Teatro Civile Festival il debutto assoluto di “Quel gran pezzo dell’Italia. Cronache di un paese provvisorio” di Edmondo Berselli


Al Teatro Civile Festival il debutto assoluto di “Quel gran pezzo dell’Italia. Cronache di un paese provvisorio” di Edmondo Berselli


La settima edizione del Teatro Civile Festival di Legambiente si chiude con il debutto assoluto dello spettacolo “Quel gran pezzo dell’Italia. Cronache di un paese provvisorio” di Edmondo Berselli. Lo spettacolo, portato in scena da Giuseppe Cederna, è una coproduzione di Art Up Art e Legambiente FestambienteSud. La prima andrà in scena lunedì 30 dicembre 2013, alle ore 20.45, presso l’Auditorium delle Clarisse di Monte Sant’Angelo.

LO SPETTACOLO

Adattamento di Marzia Barbieri Berselli e Andrea Quartarone; con
Giuseppe Cederna, narratore Chester Harlan, chitarra.

Quel gran pezzo dell’Italia è uno spettacolo teatrale tratto dalle opere di Berselli. Da “Il più mancino dei tiri” a “Quel gran pezzo dell’Emilia” all’”Economia giusta”, tutti gli scritti di Edmondo concorrono in vario modo e misura a comporne il testo. L’intento è quello di raccontare l’Italia, dal secondo dopoguerra a oggi o, per dirla alla Berselli, dalla modernizzazione ai post‐italiani.

L’idea alla base dello spettacolo si fonda su due principi. Il primo è il rispetto nei confronti dell’autore, della sua intelligenza e delle sue parole. Per quanto difficile possa apparire data l’assenza di Edmondo, la rappresentazione intende presentarsi al pubblico come fortemente berselliana. La grande conoscenza del suo materiale e del suo pensiero guideranno gli autori in seconda, Marzia Berselli e Andrea Quartarone, in una selezione cosciente e lucida del materiale, e in una composizione del testo brillante e tagliente, in cui l’ingegno di Edmondo sia immediatamente identificabile.

Edmondo Berselli QUEL GRAN PEZZO DELL’ITALIA

Edmondo Berselli QUEL GRAN PEZZO DELL’ITALIA

Il secondo principio fondante è lo scatto di una fotografia dell’Italia degli ultimi sessant’anni. Un dagherrotipo sempre aperto in cui le immagini e le sequenze si fondono in un flusso che permette loro di perdere i contorni definiti, per unirsi in un unicum narrativo di facile e piacevole ascolto per il pubblico. Non è teatro di recitazione, né di protesta, né propriamente di approfondimento: si colloca piuttosto in una zona mediana al centro di queste tre direttrici.

Quel gran pezzo dell’Italia è dunque un monologo ad atto unico tratto dalle opere di Edmondo Berselli, il cui protagonista molto assomiglia all’autore. Nato nei primi anni ‘50, ha attraversato tutte le epoche della storia repubblicana e sul palco le ricorda, le racconta, le rielabora. La prima parte del racconto tratta della sua giovinezza, tra l’Emilia e il Trentino in quell’Italia del boom che appare oggi così calda e viva e che si concluderà con il Sessantotto: arriveranno malumori, contestazioni, disordini, e con essi la fine, secondo Berselli, di quel decennio brevissimo che è stato, forse, il più felice del secolo. Nella seconda parte il filo dei ricordi lascia spazio a una durissima constatazione dei fatti: l’Italia di oggi non è più quella di ieri, e si fatica a credere che si tratti dello stesso paese. Il crollo del muro, tangentopoli, la seconda repubblica, i nuovi partiti, Berlusconi e i sinistrati: certo si sorride ancora, in questo presente italiano, ma molto amaramente.

Giuseppe Cederna

Giuseppe Cederna

Quel gran pezzo dell’Italia è sicuramente uno spettacolo generazionale nell’approccio, nello sguardo interpretativo alla realtà, ma si fa intendere da tutti perché di tutti è la storia degli ultimi 60 anni. Il passato è un passato comune, ed è stato il suo stratificarsi a indurre alcuni di noi a sentirsi, di fatto, dei post‐italiani. A loro, diciamo, questo spettacolo è dedicato.