di Franco Salcuni
Il deserto sahariano ha rappresentato, per secoli, uno dei confini del mondo conosciuto suscitando timore ed esercitando fascino. Uno degli ambienti, come le distese di ghiaccio, dove il genere umano deve fissare la soglia delle sue aspirazioni alla pura lotta per la sopravvivenza.
L’uomo occidentale, cresciuto nella culla temperata del Mediterraneo, ha mitizzato i popoli del deserto, abitanti dell’estremo, fino a quando non ha scoperto, sotto le dune, giacimenti di petrolio e di gas: la terra senz’acqua è diventata indispensabile per fornire l’energia che ha spinto la rivoluzione industriale e il miracolo economico dell’occidente.
Oggi, proprio in conseguenza dell’industrializzazione, il clima cambia e il deserto si espande. Uno scenario nuovo che ci costringe a comprendere come arginare la desertificazione e come adattarsi alla vita arida, mutando radicalmente modelli di vita e di sviluppo.
Il deserto e la desertificazione diventano anche metafora sociologica di un processo che investe i destini di una società, come quella occidentale, che vive il suo inverno demografico con l’invecchiamento, lo spopolamento delle aree marginali e la desertificazione sociale.
Più i deserti avanzano più le oasi acquistano valore.
Se nella dimensione ambientale sono luoghi ricchi d’acqua, in campo sociale le oasi sono i presìdi che preservano e riproducono risorse immateriali come solidarietà, senso della comunità, cultura, cooperazione, cura della democrazia e della pace contro il rischio dell’ingiustizia, della violenza e dello sfruttamento. E i carovanieri, collegando le costellazioni di oasi, tengono in vita sia un sistema di scambio essenziale per la vita umana, sia un processo necessario per la prosperità sociale.
La sfida, in Africa come in Europa, è, citando il sociologo Aldo Bonomi, comprendere il ruolo strategico delle oasi e dei carovanieri:
«è come se ricchi, poveri e classe media fossero riuniti su un caravanserraglio che deve attraversare un deserto pieno di incognite. In questo contesto la cooperazione rappresenta le oasi di ricucitura sociale che non sono più solo dove ci saremmo aspettati ma un po’ ovunque». (Aldo Bonomi)
